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Tre storie, tre persone che hanno attraversato tutto o una parte del XX secolo. Attorno a loro le famiglie, il contesto storico-sociale, il territorio, la tradizione. Siamo nel nord-est, nella campagna veneta vicino a Conegliano, siamo a Codognè e Gaiarine. Parlare di sé, raccontare dei propri cari, fare della famiglia di origine il filtro, il paradigma per presentare uno spaccato della storia al passato prossimo per mettere in luce un modello di esistenza fortemente ispirato ai Grandi Valori della vita e dell’umanità.
Stiamo parlando soprattutto del periodo che va dal secondo dopoguerra agli anni settanta. Periodo caratterizzato da un’esperienza personale e collettiva che esprimeva impegno e responsabilità del singolo e della collettività. Senso del dovere, solidarietà e condivisione insieme a semplicità, gioco e leggerezza. Un’esistenza ancora… vivibile, a misura d’uomo e di bambini che lasciava spazio per il dialogo, la chiacchiera del borgo, il prendersi cura dei figli di tutti.
Non si torna indietro, questo è certo. Il fatto è che… bisognerebbe andare avanti. Ovvero, l’oggi, sia per noi che siamo i testimoni di quel periodo, sia per i giovani, manca di quella serenità affettiva che abbiamo goduto. Siamo destabilizzati, disorientati e dispersi, scarsamente motivati, senza riferimento e orientamento. È il prezzo della tecnologia, della modernità, del benessere economico che in modo più evidente che altrove, ha toccato il nord-est. Ma quanto abbiamo sacrificato in termini di benessere interiore, sobrietà, solidarietà… quanto in termini di natura, senso del bello, aria e corsi d’acqua puliti e ricchi. Ambiente equilibrato ed incantato?
Questo benessere economico che ora ricade su se stesso, messo in crisi dalla sua intransigenza, ci fa interrogare - almeno lo auspichiamo – sulle nostre scelte di vita, di lavoro, di agiatezza. Ci chiama ad una maggior consapevolezza su chi siamo, chi è l’uomo e qual è il suo posto nell’universo.
Con questi racconti ancora una volta imparare da quelli che sembrano i semplici, i vinti, i deboli della storia rispetto alle personalità di rilievo. Persone sicuramente non protagoniste di grandi eventi, di gesta eclatanti, con i quali s’è scelto di contrassegnare il processo storico dell’umanità, ma attive e presenti nella quotidianità che fa l’evolversi e la promozione della collettività, dei borghi e dei paesi. Le esistenze semplici, nascoste che appaiono funzionali al sistema e alle decisioni dei grandi ma che, in effetti, hanno lavorato nell’impegno e nel silenzio per formare la generazione seguente.
Forse, ripartire, attingere alla memoria ancora viva e feconda dei genitori, anche dei nonni, a punti di vista che hanno avuto la verifica del tempo, può aggiungere elementi per lavorare sul nostro quotidiano. Aiuta a riflettere, a pazientare, a comprendere che le cose hanno un tempo naturale di evoluzione. Ci allontana dai risultati veloci, ci insegna il senso dell'impegno e della consistenza delle cose perseguite con la costanza facendo affidamento alle proprie risorse.
A quel mondo di valori e intenti faccio riferimento nel raccontare la mia infanzia. Non sto ponendo uno di fronte all'altro il nord e il sud quanto, piuttosto, due tempi storici, il mio e quello dei ragazzi di oggi. A loro soprattutto dedico questo racconto, questa eredità del mio passato perché possano conoscere l’esperienza di vita, anche solo tra le pagine di un libro, e riconoscere i valori che appartengono all’uomo, anche se oggi si fa più fatica a individuarli e a viverli. Ai genitori e ai colleghi insegnanti la possibilità di regalare ai propri ragazzi la lettura di un passato prossimo in un formato editoriale che guarda al futuro ma che è già il presente per i nostri figli, per i nostri alunni.
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